ARTIFICIALIS 2024

N.C. / Mappe-mondi

N.C. non classificati è il titolo dell’installazione/proiezione proposta per la mostra Artificialis a Palazzo Capizzucchi. Nella grande libreria sono posizionati alcuni elementi tridimensionali che si confondono con le immagini di griglie proiettate in dissolvenza, simili ma non uguali, costituite da cassetti di antichi mobili per caratteri tipografici […] sistemi classificatori che non classificano nulla, che fingono soltanto di organizzare l’inorganizzabile (nient’altro che la complessità del mondo), alludendo anche a ciò che sfugge ed è, a maggior ragione, incomunicabile mediante linguaggio articolato.

[…] nell’opera dal titolo Mappe-mondi infine “salta” anche il sapere universale rappresentato dall’Enciclopedia settecentesca. Quel sapere sistematizzato in un ordine alfabetico lineare prodotto da un secolo dei lumi che aveva fiducia incondizionata nelle capacità del pensiero razionale di comprendere e governare il mondo. Quattro volumi montati su una struttura di ferro che li tiene verticali diventano una forma circolare continua, chiusa e aperta al tempo stesso ad elementi colorati che colonizzano le pagine inaccessibili alla lettura e alla consultazione ordinaria.

 

DOCUMENTS

CS e testo critico a cura di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona

locandina

https://www.revenews.it/interviste/2024/05/16/artificialis-veronica-montanino-intervista/

Note dell'artista

Ricorrono le due categorie del naturale e artificiale, messe a confronto, mescolandole e facendole confluire l’una nell’altra. In questo processo c’è una riflessione profonda sul dualismo natura/cultura, e sull’importanza di rompere la rigidità che le separa per arricchire e liberare l’orizzonte della visione. Le opere hanno dunque spesso per oggetto lo sconfinamento tra queste due dimensioni e l’ambiguità visiva ad esso connessa, volta alla seduzione dello spettatore e alla capacità di attirarlo in un’osservazione/esplorazione caratterizzata da incertezza e indefinibilità, inganni visivi, mascheramenti. L’addizione visiva produce un continuum “culturalizzato” e naturalizzato allo stesso tempo. 

Mirare giocosamente – a volte in modo dichiaratamente ludico – alla capacità di meravigliarsi (il riferimento alla meraviglia e alla Wunderkammer sono spesso presenti in queste opere), in un tempo in cui tutto si conosce e nulla sembra esserci più da scoprire. Per ottenere questo, fondamentale è che la vista – nel senso della percezione retinica esatta – venga disinnescata nella sua funzione di lucido oggettivante scandaglio del reale. Vedere le cose per quelle che sono, infatti, ci impedisce quell’esercizio del pensiero che è il movimento legato all’immaginazione, matrice del cercare un orientamento proprio e radicalmente soggettivo nel mondo. Cruciale è l’interrogazione costante sulla differenza tra vedere e guardare. Per vedere, al di là del guardare, in quanto artisti contiamo sull’innesco di un’attività mentale aggiuntiva e interpretativa di colui che guarda, stimolato al dubbio attraverso inesattezza e cortocircuito della percezione visiva. 

N.C. non classificati è il titolo dell’installazione/proiezione proposta per la mostra Artificialia a Palazzo Capizzucchi. Nella grande libreria sono posizionati alcuni elementi tridimensionali che si confondono con le immagini di griglie proiettate in dissolvenza, simili ma non uguali, costituite da cassetti di antichi mobili per caratteri tipografici. Nella proiezione tutti gli scomparti ospitano, al posto delle lettere, delle piccole forme modulari, naturali e artificiali in un rapporto sistemico arbitrario. Pezzi di natura (rami, radici, licheni, funghi, insetti ecc) resi artificiali mediante colle, colori industriali, plastiche, vengono mescolati ad oggetti d’uso quotidiano, giocattolini, forme modulari artigianali e/o industriali, trattati e montati come organismi germinativi e dunque resi, all’apparenza naturali. Gli elementi naturali sono artificializzati attraverso vari processi, primo fra tutti il colore, viceversa gli oggetti artificiali vengono assimilati a quelli naturali, attraverso l’accostamento per familiarità di forme, in un impianto generale che fa apparire l’insieme come un “organismo” coerente. Da una parte la struttura a griglia è recinto, separatezza, addomesticamento, dall’altra gli oggetti ivi contenuti sono materiali ambigui, vegetali/animali/artificiali. Un organismo che sta nella struttura ma fuoriesce dalla struttura al tempo stesso, inscritta ed insieme eccedente. Invasività e ordine apparente. Trasparenza. Apparenti differenze e separazioni che invece si sviluppano nella struttura in continuità. Le strutture/griglie immagini proiettate si addizionano a pochi oggetti scultorei e alla struttura/griglia del mobile-libreria reale sotto forma di immagini luminose, immateriali, fantasmatiche rispetto al contenuto assente delle librerie, che occupano praticamente tutte le pareti della stanza. Si tratta di sistemi classificatori che non classificano nulla, che fingono soltanto di organizzare l’inorganizzabile (nient’altro che la complessità del mondo), alludendo anche a ciò che sfugge ed è, a maggior ragione, incomunicabile mediante linguaggio articolato (l’originaria funzione delle cassettiere/contenitori di lettere ha questo senso).   

All’interno di questo spazio (un palazzo pieno di tracce della sua storia passata e recente), il lavoro diventa una stratificazione tra il preesistente e diversi livelli aggiuntivi in uno stretto rapporto tra loro.

Così come le coppie dicotomiche, oppositive e binarie (natura/artificio), anche i sistemi classificatori sono messi in discussione e, nell’opera dal titolo Mappe mondi infine “salta” anche il sapere universale rappresentato dall’Enciclopedia settecentesca. Quel sapere sistematizzato in un ordine alfabetico lineare prodotto da un secolo dei lumi che aveva fiducia incondizionata nelle capacità del pensiero razionale di comprendere e governare il mondo. Quattro volumi montati su una struttura di ferro che li tiene verticali diventano una forma circolare continua, chiusa e aperta al tempo stesso ad elementi colorati che colonizzano le pagine inaccessibili alla lettura e alla consultazione ordinaria.